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Noi sassi

Nessuno pensa mai a noi. Quegli incoscienti di uomini hanno scritto canzoni sui piccioni, hanno creato dei libri in cui un uomo e un ragno si uniscono per creare un superuomoragno, dimostrando, tra l’altro, grande fantasia per i nomi da scegliere. Si dice, nella nostra zona, che abbiano persino trovato un modo per riciclare i sacchetti bianchi usati: in pratica se li infilavano sul capo, facevano due fori bianchi per gli occhi e correvano in sella a quadrupedi brandendo pistole e facendo grande caciara con strane croci in mano. Il motivo, ahimè, non lo sappiamo, ma abbiamo sentito dire da qualcuno che gli uomini bianchi davano la caccia a quelli neri. Per fortuna tra noi sassi queste sciocche problematiche non esistono, noi siamo tutti grigi. Ora non fraintendeteci, anche per noi sassi “il Grigio” è il colore più brutto del mondo. Perché non è né bianco né nero, tende al pallido, ma è allo stesso tempo sensualmente ammaliato dall’oscurità, un eterno fifone che non sa prendere in mano le redini della sua fortuna e scegliere la via cromatica più profonda nel suo cuore. Scusate, ci rendiamo conto di uscire dal contesto, ma è così difficile parlare di noi. Veniamo raccontati come privi di alcuna utilità, ma nessuno capisce quanto vorremmo emergere. Sì, insomma, s’intende per quanto ci concerne, una volta un uomo che si chiamava Deucalione lanciò alcuni di noi alle sue spalle e non chiedeteci come, ma si racconta, tra i meandri delle nostre dure storie, che alcuni nostri  simili cambiarono improvvisamente forma tramutandosi in niente di meno che Gea, la allora Dea della Terra, della quale non abbiamo più notizie da ormai lunghi tempi. Comunque, ci tenevo a precisare che, in realtà, siamo più intelligenti e scaltri di quanto voi pensiate. Siamo riusciti a nascere leggeri per poter visitare il mondo, siamo nati di diverse forme per riconoscerci l’un l’altro (Non crederete davvero che fosse campata per aria l’idea di quanto fosse impossibile trovare due di noi uguali?). Siamo straordinari quando si tratta di adattarsi a impervi climi o quando si fa leva sulla nostra capacità di respirare sott’acqua. Ci sono voluti anni e anni per riuscire a raggiungere questi miglioramenti, ma a seguito di qualche baratto qua e là con qualche Divino Onnipotente, eccoci qui! Pronti per intraprendere l’eternità della nostra esistenza a testa alta. Oddio, ma a ben pensarci, dovremo ora vivere per sempre? Forse abbiamo sbagliato qualcosa…

Federico Ponti, 5^D

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