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BALLERINA

Il vialetto di ghiaino bianco che passava davanti a casa era intimo tutto sommato. Quel sole primaverile, con i suoi primi tiepidi raggi, scaldava i muscoli, invogliava a muoversi, a correre. Allungai il passo, accelerando... e poi spiccai un salto. Stesi le gambe con agilità, una spaccata perfetta. Stavo progredendo velocemente, ormai eseguivo alla perfezione la nuova coreografia. Sentivo che la danza classica era la mia strada, la musica mi emozionava al punto da farmi volare, da permettermi di immaginare di essere in un posto diverso, migliore, lontano da quei pesantissimi problemi di ogni giorno... Con il sudore sulla pelle, con i piedi che facevano male per le scarpette, io ero felice. E appunto per questo, perché sentivo che quello doveva essere il mio futuro, sognavo di entrare all’Accademia di Danza. Una scuola d’eccellenza, senz’altro...e ovviamente non era aperta a tutti. Avevo sostenuto il provino, qualche tempo prima: le tre insegnanti mi fissavano altezzose facendo attenzione a ogni minima imperfezione del mio cigno nero. Ma io avevo fiducia in me. Era andata bene, me lo sentivo. Certo, sarebbe stato difficile dover dire addio a tutto quello che avevo qui per andare a vivere lontano da casa... Alla mia famiglia, ai miei amici, alla mia insegnante di danza... A lui... Però se pensavo a tutte le possibilità che avrei avuto grazie all’Accademia, mi venivano le lacrime agli occhi; mi vedevo già sul palco della Scala, mentre mi inchinavo davanti all’esultante pubblico della Prima e ricevevo un gran mazzo di fiori. Mi avvicinai alla cassetta della posta con una graziosa piroetta. Dentro c’era una busta. La tirai fuori e la rigirai fra le mani: era una busta larga, di una carta pregiata con una leggera tonalità violetto; in un angolo una scritta a caratteri dorati riportava le parole “Accademia di Danza” con l’indirizzo della scuola. Guardai la busta, le mie mani tremavano. E passai un dito lungo la linguetta per aprirla.

Marta Gregoris e

Marianna Carlotta Cinti 2^A

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